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Puglia

Angela Martiradonna
Associazione Etnie
angelmarti@libero.it

 
Silvia Rizzello
Ricercatrice 
rizzellosilvia@gmail.com

 

Il fenomeno migratorio in Puglia ha mostrato caratteristiche eterogenee, con visibili cambiamenti nel corso degli anni. La regione non è più una zona esclusiva di approdi, come successe negli anni ‘90, ma rimane uno snodo importante (e contraddittorio) dell’immigrazione italiana, con interessanti esperienze di imprenditoria e tentativi legislativi d’avanguardia, da una parte, e tristi fenomeni di caporalato, clandestinità e sfruttamento, dall’altra.
La consistente quota di immigrati residenti conferma le possibilità di trovare lavoro in regione, anche se in condizioni spesso disagiate e con l’attrattiva di un guadagno troppe volte illusoria.
Naturalmente, anche la Puglia è stata colpita dalla crisi economica che ha coinvolto l’intero paese in questi ultimi anni: molte imprese nei settori trainanti dell’economia regionale sono entrate in crisi o hanno chiuso, ma le difficoltà si sono fatte sentire anche nelle campagne, dove il crollo dei prezzi alla produzione ha dato il via al reclutamento di “immigrati schiavi”, che per pochi euro al giorno lavorano in condizioni durissime, favorendo gli imprenditori disonesti del racket del pomodoro.
Sono le province di Bari e di Foggia a rappresentare i principali poli di attrazione per gli stranieri regolarmente residenti. Lecce, da parte sua, sembra la provincia più ambita dalla nuova migrazione. Meno evidente la presenza di migranti nelle province di Brindisi e Taranto, dove gli stranieri sono poco più di uno su cento residenti.
 

 


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